Un legame indissolubile con Sorrento

Per i Sorrentini, il 14 Febbraio = Sant’Antonino, non è solo la festa degli innamorati, ma soprattutto il giorno dedicato alla celebrazione del principale patrono della città: Sant’Antonino Abate. Ho scritto ”Principale” non per caso, perché non è il solo Santo che veglia su Sorrento, in totale sono cinque:
- Antonino Abate, monaco benedettino
- Renato
- Valerio
- Baccolo
- Attanasio
Al primo è dedicata la basilica in piazza Sant’Antonino. coll
Ai compatroni è riservata una Cappella nella Cattedrale di Sorrento.
La vita del santo patrono di Sorrento

Il legame di Sorrento con il suo patrono dura da più di 1400 anni, perché il monaco benedettino fece il suo primo ingresso in città a cavallo tra 500 e 600 DC, morendo in santità nel 625 d.C.
Il santo, però, non nacque qui a Sorrento, bensì a circa 60 km in linea d’aria da qui, a Campagna (Provincia di Salerno).
Arrivò a Sorrento dopo esser stato a Montecassino e a Castellammare di Stabia.
Il corpo del santo riposa in una cassa di marmo racchiusa nelle mura orientali di Sorrento, proprio di sotto la basilica, lungo la strada che conduce al porto.
Fu rispettato il suo volere, quando sul letto di morte rispose alla domanda su dove fosse voluto essere seppellito dicendo: “Né dentro, né fuori la città”.
Le feste patronali
In città il patrono è celebrato in due occasioni, non solo a febbraio ma anche la prima domenica di maggio, quando sono gli agricoltori dell’intera costiera sorrentina a portare in spalla la statua in argento del santo. E’ il cosiddetto giorno di Sant’Antonino dei giardinieri.
Se avrete la possibilità di essere a Sorrento nella settimana precedente le due processioni di febbraio e maggio, non perdete una visita alla basilica dedicata al nostro patrono. Troverete esposta la statua in argento portata in processione da quasi 500 anni. L’opera è firmata e datata: 2 febbraio 1564!
Perché è così importante Sant’antonino? Perchè è diventato il patrono di Sorrento?
Il “miracolo” della statua di Sant’Antonino

Nel giugno del 1558 Sorrento fu invasa dai “saraceni”, che la devastarono e saccheggiarono per 24 ore senza sosta.
L’assalto della flotta ottomana avvenne di sorpresa, di notte ed entrarono in città grazie alla complicità di uno schiavo della nobile famiglia Correale che aprì ai “compaesani ” la Porta di Marina Grande.
Purtroppo anche la prima statua del santo fu depredata e fusa per realizzare armi. I sorrentini decisero di realizzare una nuova statua in argento e la comissionarono ad un affermato Orafo napoletano, Scipio di Costantio, versandogli un piccolo acconto. L’accordo era di tornare a Napoli appena terminato il lavoro per saldare il conto, ma gli affari andavano malissimo e la maggior parte del denaro era usato per pagare il riscatto delle tante persone prigioniere in Turchia.
Ecco il Miracolo.
Il Santo si presentò all’orefice con lo stesso abito che indossava in vita e gli consegnò una borsa contenente il resto del denaro pattuito. Secondo i racconti disse: Io vengo a saldare la somma contrattata per la statua che i sorrentini ordinarono. Quanto poi al modello, ricopi le mie sembianze e le mie vestamenta che sono simili a quelle del Santo. Appena l’artefice ebbe abbozzato, il monaco benedettino si ritirò.
Intanto dopo tempo i sorrentini si recarono a Napoli con il denaro finalmente raccolto con molta fatica ed ebbero la sorpresa. Compresero il Miracolo e fu deciso di aggiungere alla statua una borsa simile a quella donata dal Santo all’orefice, per ricordare il prodigio.







